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LA SICUREZZA DEL LAVORO NELLE FORZE ARMATE |
L'articolo pubblicato è espressione di pareri strettamente personali dell’autore |
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Articolo a cura di Fabio Bolognesi - R.S.P.P. |
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Può sembrare strano che questo argomento sia stato preso in considerazione dal Legislatore , vedi L’art. 20 del dl81/08 definisce il campo di Applicazione; cita per la prima volta le Forze Armate, ma a pensarci bene la faccenda è molto più seria di quanto si possa pensare. Siamo portati a pensare che le forze armate sono il massimo possibile della sicurezza perché in fondo è il loro mestiere; questo è vero in parte, riguarda quando svolgono i compiti per cui sono state organizzate preparate ed addestrate, cioè nell’attività operativa che ormai avviene quasi totalmente all’estero. Questa attività operativa viene svolta solo per periodo ben definiti e con un ciclo di 3-4 mesi di ricambio del personale appartenente allo reparto. E quando non sono in zone di operazione che cosa fanno? Prima di tutto, ovviamente, deve essere mantenuto e possibilmente migliorato il livello di preparazione dal punto di vista fisico e della conoscenza attraverso l’addestramento in zone predisposte per esercitazioni e percorsi formativi di aggiornamento; in secondo luogo esistono momenti di attività che vengono svolte in caserma; ed è a questo punto che il militare si trasforma nella figura identificata dall’ art. 2 “ Definizioni” del DL 81/08: “Lavoratore” persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell‘organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari…….etc. Il Legislatore in questo caso considera il militare un “lavoratore” perché è un professionista alle dipendenze dello stato che svolge un’attività lavorativa in una organizzazione. Inoltre bisogna tenere in considerazione anche l’aspetto che ha motivato la Comunità Europea ad emanare quella Direttiva dell’89 dalla quale è scaturito il D.L. 626/94 e in conseguenza di fatti susseguenti e ripetuti e sempre più gravi del DL. 81/08, cioè il costo sociale dell’indennizzi causati dagli infortuni e dalle malattie professionali era diventato insopportabile, senza considerare il valore bioetico, da ritenere meno oneroso il costo della prevenzione, soprattutto perché principalmente a carico della parte attiva nella creazione di situazioni a rischio. A maggior motivo questa considerazione è ancora più importante nel nostro caso se prendiamo in esame i seguenti fattori: 1) I costi dell’addestramento e della formazione continui per quasi tutta la carriera. 2) I costi dell’equipaggiamento e del supporto, che ovviamente devono essere adeguati alle nuove esigenze e aggiornati secondo l’evoluzione della tecnologia. 3) I costi dei compensi, che ovviamente si incrementano nelle missioni e si adeguano al costo della vista. L’investimento dello stato nel militare è considerevole e sarebbe disdicevole non poter disporre al momento opportuno di risorse umane per un banale incidente avvenuto nello svolgimento della normale attività di caserma, magari scivolando su un pavimento bagnato dopo le pulizie non segnalato adeguatamente o per una semplice manutenzione ad un mezzo lo schiacciamento di un arto, o lo schizzo in un occhio dell’acido delle batterie; comportando oltre l’indisponibilità immediata altri costi aggiuntivi: 1) Indennità di infortunio che se diventa permanente diventa prepensionamento. 2) Indennità in futuro a causa del riconoscimento di una malattia evidenziatasi nel tempo. In conclusione come si è costato l’impellente necessità di dotare le forze armate di mezzi adeguati anche se costosi per la incolumità dei soldati nelle zone di operazioni (es. il “Lince”) altresì è diventato importante garantire la stessa incolumità quando si trovano a svolgere attività molto meno pericolose e dove se vogliamo il “nemico” non è ben identificato e il livello di guardia è molto basso.
L’ESPERIENZA IN CORSO A questo punto passerei ad illustrare gli aspetti più tecnici della sicurezza nell’ambito delle forze armate ed in particolare si parla della “caserma”. Devo premettere che per motivi di riservatezza non posso scendere troppo nei dettagli, perciò mi limiterò agli aspetti fondamentali che possono fare un quadro esemplificativo della problematica.Il primo aspetto che in questo caso assume una notevole importanza è l’ambiente circostante alla caserma (vedi foto), perché la sicurezza non è solo una questione interna al sito dove si svolge l’attività lavorativa, ma anche i risvolti che può causare a chi si trova nelle vicinanze (esempio: industrie petrolchimiche).
“Molto probabilmente anche in conseguenza della strategia della guerra fredda”. Ad incrementare questa situazione c’è stato anche , ovviamente, una evoluzione dell’organizzazione dei reparti e dei mezzi tattici e strategici delle forze armate compensato in parte dalla riduzione del personale a causa dell’abbandono del obbligo del servizio di leva e da una migliore ottimizzazione tra personale mezzi/equipaggiamento in funzione delle attuali esigenze operative. Resta comunque il fatto che la convivenza tra aree fortemente popolate e caserme di reparti speciali non è più accettabile, e già si vedono i primi segni di un cambiamento di strategia , come a Pisa con il trasferimento della caserma in riva all’Arno in una zona periferica come quella di Ospedaletto, oppure la proposta del Comune di La Spezia nei confronti dell’Arsenale della Marina per la costruzione di un nuovo rapporto tra la città e la Marina militare conseguendo un protocollo di intesa con il Ministero della Difesa che ponga la base di La spezia al di fuori delle normali procedure di dimissione, accelerandone i tempi e individuando autonomi strumenti di scambio e valorizzazione degli insediamenti militari nel territorio. Molto probabilmente saranno in corso alte iniziative del genere, anche se si procede molto lentamente, questa è la strada da percorrere in considerazione di altri elementi che bisogna tenere in considerazione: - Le aree urbane densamente abitate hanno fame di spazi per migliorare la propria condizione di qualità della convivenza; servizi alla collettività, aree a verde, parcheggi etcc. - In alcuni casi le infrastrutture poco adatte possono essere riconvertite ad un uso più consono alle loro caratteristiche (esempio: un Polo Universitario di Ricerca); mentre in altri casi il valore storico/urbanistico ne consigliano il restauro conservativo-museale. - Le arre urbane hanno un valore fabbricabile molto alto che la loro cessione può condurre a ricavi da reinvestire in nuove sedi e infrastrutture progettate in funzione delle nuove esigenze e non adattate e con costi di manutenzione più contenuti. - L’alto costo del mantenimento e degli adeguanti tecnologico che comportano edifici costruiti oltre un secolo fa, come i consumi di energia per riscaldare e raffreddare ambienti concepiti a quei tempi. Proprio riferendomi a questi ultimi aspetti che mi soffermerei sull’infrastruttura della caserma che incide non poco nella problematica della sicurezza. Come accennato, spesso le infrastrutture risalgono ai primi decenni del secolo scorso concepiti per usi e modalità di allora, che nel frattempo hanno subito vari interventi di adeguamento a esigenze che emergevano con l’evoluzione dello strumento militare per cui siamo arrivati ad oggi con una situazione piuttosto variegata con edifici adattati, parzialmente ristrutturati e/o modificati e nuove strutture basate su prefabbricati rimovibili, il tutto condizionato dalle disponibilità di bilancio. Nonostante la buona volontà capitano spesso situazioni da dover chiudere parzialmente locali per inagibilità dal punto di vista della sicurezza che a prima vista richiederebbero interventi radicali di risanamento strutturale e ambientale, ma facendo una stima a medio/lungo termine il costo dell’intervento non verrebbe ripagato dai benefici ricavati; quindi questo deve indurre il DL di rivedere la strategia di manutenzione delle infrastrutture verso una visione più globale ed a lungo termine; più che a mantenere in piedi una struttura a tutti costi fare scelte dove si tengono conto di altri parametri di valutazione includendo anche la parte inerente alla sicurezza del personale. In conclusione occorre quando si fanno interventi di modifica, risanamento e adeguamento delle infrastrutture tener conto della sicurezza sul lavoro in funzione della reale esigenza operativa che comporta l’uso della infrastruttura; cioè fare una specifica valutazione dei rischi di processi lavorativi dell’attività che verrà svolta nei locali oggetto dell’intervento, in modo da stimare i costi delle misure di prevenzione e protezione che saranno necessarie.
IL PERSONALE Abbiamo parlato dell’infrastruttura, ma siccome si parla di sicurezza dei lavoratori non si può non considerare l’oggetto alla base della problematica; “Il lavoratore”. Quando si parla di forze speciali intendiamo di personale con preparazione ad alto livello che il a rotazione per brevi periodo (da 3 a6 mesi) è in missioni all’estero, per cui a fronte di una forza effettiva di 400 ca. quasi la metà, ovviamente con avvicendamenti, inoltre molti a fine giornata passano la notte nelle proprie abitazioni in famiglia che si trovano nelle vicinanze della città. Questa stato riduce notevolmente le situazioni a rischio (la quantità degli esposti); basti pensare alla circolazione di persone e di conseguenza di mezzi civili e militari nelle aree di transito, ed in particolare in caso di emergenza il nr. ridotto facilitano le operazioni di evacuazione e di raccolta in posizione di sicurezza considerando il vantaggio che abbiamo a che fare con personale addestrato alle situazioni critiche, ad esclusione del personale civile. Nonostante questo non viene trascurato uno dei principi fondamentali del DL 81/08 “la Formazione” attuando un piano programmato di formazione generale (compatibilmente con la disponibilità di fondi) a tutto il personale a cominciare dai dirigenti, preposti, addetti al servizio di prevenzione e protezione, addetti all’emergenza e al pronto soccorso e soprattutto a tutto il personale di truppa per introdurre la cultura della sicurezza ad ogni livello perché “La sicurezza sul luogo di lavoro riguarda tutti, il comportamento di ciascuno ricade sugli altri, sia in termini bioetici sia in termini economici”. Naturalmente non viene escluso il personale civile, il cui numero non supera le 15 unità e la maggior parte opera negli uffici e con la nomina di un proprio RLS ovviamente nel rispetto della normativa militare. Le Attività principali di una caserma sono le seguenti: - Amministrazione. - Gestione Logistica. - Gestione tecnico-operativo. - Istruzione e Formazione professionale. - Allenamento per il mantenimento della forma fisica. - Manutenzione di primo livello dei mezzi tattici. - Conservazione e manutenzione attrezzature e dotazioni. - Immagazzinamento di materiali ed equipaggiamenti. - Manutenzione di piccole entità dell’infrastruttura. - Alloggi per truppa e ufficiali. - Mensa con distribuzione pasti. - Spaccio truppa e ufficiali. - Conservazione temporanea di contenute quantità di munizioni. - Manutenzione armi. - Messa a riparo i mezzi tattici. - Distributore Carburanti (Benzina e Gasolio)
In base alle attività sopraelencate possiamo passare ad individuare quali sono i rischi di una caserma. Partiamo da quello principale,” Rischio Incendio”: Il rischio incendio è il più importante perché esistono dei luoghi soggetti all’obbligo del CPI da parte dei VVFF come la Centrale Termica, le cucine, la riservetta munizioni e soprattutto il deposito carburanti e lubrificanti caratterizzato dalla presenza della benzina verde che come noto ha una bassa temperature di infiammabilità, mentre il deposito munizioni il cui utilizzo è temporaneo, le munizioni vengono immagazzinate solo a ridosso di esercitazione o operazione, per cui oltre a quantità ridotte, la permanenza è al massimo di qualche settimana e comunque sono state adottate misure speciali sull’impianto elettrico in modo da ridurre il rischio d’innesco per corto circuito. Un altro punto è il magazzino di casermaggio che comporta il deposito materiale facilmente infiammabile, in questo caso un sistema di rilevamento fumi e allarme automatico permette un pronto intervento. Comunque finora abbiamo parlato di locali con una bassa presenza di persone, dove invece può esserci una maggiore presenza come i refettori, lo spaccio il cinema gli alloggi le misure adottate rientrano nella norma del DM del 98. A conclusione è stato redatto un Piano di Emergenza e Evacuazione e la presenza un notevole nr. di estintori sia carrellati che portatili garantiscono un buon sistema di protezione senza tralasciare l’attività di formazione prevista. Il secondo rischio è “Il Rischio chimico”, ad oggi l’uso di sostanze chimiche riveste un’importanza fondamentale per la salute delle persone perché prodotti apparentemente innocui se trattati (conservati e utilizzati) correttamente; per esempio spesso si trascura la temperatura ambientale e/o l’eventuale combinazioni con altri prodotti nel ciclo produttivo, possono trasformarsi nel tempo non solo agenti diretti scatenanti dell’insorgere di malattie ma in presenza di particolari predisposizione alimentare lo sviluppo di patologie. Quindi con la raccolta delle schede di sicurezza e il rispetto delle istruzioni per il trattamento delle sostanze con un’ adeguamento delle misure di prevenzione; vedi la creazione di una zona specifica per la pulizia delle armi distaccata dal deposito dei contenitori del lubrificante e aperture opportunamente dimensione per permettere un ricambio d’aria sufficiente ad eliminare il ristagno delle esalazioni nel locale stesso; una costante informazione e soprattutto una corretta sorveglianza sanitaria siamo in grado di ridurre notevolmente il rischio. Altri rischi sono nell’attività di ufficio: videoterminale, movimentazione manuale dei carichi e microclima; anche in questo caso le misure adottate sono sufficienti per una riduzione sostanziale del rischio, occorre sviluppare una maggiore informazione e formazione. Per quanto riguarda la manutenzione dei mezzi, gli interventi sono di bassa entità perché si limitano al primo livello, tipo sostituzione lubrificanti, batterie (compresi gli acidi) piccole riparazione di carrozzeria con ripristino del colore verde militare e/o la riparazione e sostituzione delle gomme; il nr. di persone coinvolti è molto basso e l’attività non è continuativa durante la giornata lavorativa. Le misure adottate sono nell’uso di attrezzature a norma e collaudate (vedi ponti per la manutenzione dei mezzi), dei DPI adeguati e della formazione. Un discorso simile possiamo farlo per il Minuto mantenimento che consiste in piccoli interventi di muratura/tinteggiatura, idraulica, elettricità sono effettuati da personale qualificato e dotato di mezzi e DPI adeguati. Un altro Rischio è quello da interferenza dei percorsi pedonali e degli autoveicoli nelle aree di transito, ma con l’adeguata segnaletica orizzontale e verticale e il limite di velocità il rischio è molto basso. Bisogna anche considerare che tutti gli interventi sostanziali sulle infrastrutture e sui mezzi sono eseguiti in appalto all’esterno della caserma oppure con ditte specializzate che svolgono il lavoro all’interno, ad esempio la cucina e la distribuzione dei pasti, lo spaccio, la pulizia dei locali, in funzione di questo il Ministero della Difesa ha emanato una direttiva in merito al DUVRI, il documento di valutazione delle interferenze, promulgando un modello standard da adottare in merito agli appalti.
CONCLUSIONI Accertata la fondatezza dell’applicazione del DL 81/08 anche alle forze armate, e tenendo conto ci vorrà del tempo per arrivare ad un buon livello della sicurezza (ovviamente il rischio zero non esiste), gli effetti positivi nel tempo emergeranno e avranno delle ricadute positive sulla vita di caserma, sviluppando i valori di una cultura della sicurezza e della salute dell’individuo e della collettività che si ripercuoterà anche in ambito civile. Dalla valutazione si evidenzia la necessità di cogliere l’occasione per dare un’accelerata al processo di riorganizzazione delle infrastrutture militari sulla base anche della sicurezza interne e ambientale che produrrebbe oltre che ad un netto miglioramento della sicurezza, ad un notevole risparmio sui costi di gestione assicurare una migliore e più gratificante qualità della vita, ed di conseguenza una migliore efficacia-efficienza dello strumento militare. |